L’ultimo libro di Russell Kirk
Articolo di Marco Respinti, pubblicato su Libero del 15 ottobre 2023.
In fin dei conti, diceva Russell Kirk (1918-1994) nella sua opera principale e più nota, The Conservative Mind (1953), il conservatorismo altro non è se non l’affermazione e la riaffermazione della normalità. Kirk è stato il padre della rinascita conservatrice anglo-americana nella seconda metà del Novecento, e ora che il Novecento è stato travolto dal postmodernismo del secolo nuovo, ne risalta ancora di più l’importanza. Autore di decine di libri e centinaia di saggi, consigliere (più o meno ascoltato) di tre presidenti, presente anche in chi non ne ricorda il nome, la freccia più acuminata nella sua faretra è la genealogia culturale del pensiero atlantico che combatte il retaggio illuministico-giacobino a partire da Edmund Burke, il primo critico della Rivoluzione Francese, maestro di pensatori conservatori e contro-rivoluzionari. Per Sir Roger Scruton, del resto, Kirk è stato il miglior interprete americano di Burke. Ma per Kirk, in tutta la galleria di eroi di quella resistenza, il conservatore integrale è il poeta, ossia colui che ancora e di nuovo sa guardare il mondo con gli occhi del ri-incanto. E ha anche un nome: T.S. Eliot, di cui Kirk fu discepolo e amico. È proprio il cammino da Burke a Eliot che suggerisce a Kirk l’idea che la realtà si porti dentro una norma di cui il conservatore è il cavaliere, servente e belligerante. Normalità significa solo questo: una natura normativa sul piano fisico e morale che fa le cose quel che esse sono, stabilendo limiti e precipizi, misure e princìpi, e suscitando l’odio distruttore delle ideologie. Dunque, conclude Kirk alla fine del proprio percorso intellettuale, se la normatività e la normalità sono la filosofia del conservatorismo, la sua tensione e la sua azione politiche sono la prudenza.
CONCETTO SOLIDO
A trent’anni dall’uscita originale, l’editore Regnery di Washington ripubblica adesso The Politics of Prudence, l’ultimo libro pubblicato in vita da Kirk. Il nostro mondo scambia la prudenza per moderatismo e compromesso, renitenza e cerchiobottismo, persino per un’applicazione fattuale del pensiero debole. Invece è un concetto solido, saldo e stabile come una fortezza. Antica quanto la phronesis di Aristotele e virtù fra quelle cardinali, la prudenza è la declinazione del criterio immutabile della verità nel cangiare delle situazioni concrete, esercizio di ascetica sociale che con rispetto e deferenza adegua l’intelletto alla realtà, laddove invece le ideologie pretendono di piegare la realtà all’intellettualismo. The Politics of Prudence è giovanissimo, solo 30 anni. Raccoglie conferenze svolte fra anni 1980 e 1990, per lo più nella prestigiosa The Heritage Foundation di Washington, e ascoltate da politicanti giovani e meno, soprattutto, ma non solo, del Partito Repubblicano, rampanti protagonisti del futuro e promesse del conservatorismo. Kirk dedica cammei profondi a Wilhelm Roepke, il purtroppo dimenticato economista della libertà di mercato ancorata alla morale e allo spirito di religione, e a Malcolm Muggeridge, monumento del giornalismo inglese a lungo affetto da nichilismo cinico. Penna insuperabile, agente segreto, pioniere nella denuncia dell’Holodomor, sdoganatore di Aleksandr Solzenicyn, Muggeridge era deciso a fare la forca a Madre Teresa di Calcutta, ma la piccola suorina gli spaccò il cuore, convertendolo al cattolicesimo. Dopo un cammino tormentato, voltate le spalle all’anglicanesimo, Muggeridge ricevette il battesimo nel 1982 a 79 anni, assieme alla moglie Katherine.
LA SPIEGAZIONE
Nel libro ci sono poi Donald Davidson ed Eliot, «sudista» il primo, modernista reazionario il secondo. Kirk lascia loro il compito di spiegare perché il conservatorismo non sia una ideologia, bensì un’attitudine e una disposizione di cuore, spirito e mente. La seconda parte del libro cala la sublimità della poesia nel concreto, mettendo in guardia contro gli avventurismi in politica estera, contro il centralismo statalista, contro la proletarizzazione dell’Occidente contemporaneo, contro il degrado educativo che ci circonda. Sì, The Politics of Prudence è un libro semplicissimo, dunque ostico per il nostro mondo inutilmente arzigogolato. Ciò che i conservatori hanno da offrire in politica, ricorda Kirk, è solo «l’arte del possibile; e l’opportunità di schierarsi a favore della vecchia amabile natura umana; e la partecipazione cosciente alla difesa dell’ordine, della giustizia e della libertà».