John Ronald Reuel Tolkien nacque da una famiglia inglese il 3 gennaio 1892 a Bloemfontein, in Sudafrica. È grazie alla madre, rimasta nel frattempo vedova, che la famiglia si convertì dall’anglicanesimo “alto” e conservatore al cattolicesimo.
Morta anche la mamma, gli orfani furono seguiti da un sacerdote cattolico collaboratore del cardinale John Henry Newman (1801-1890). Nel 1910 Tolkien si iscrisse all’università di Oxford dove seguì i corsi di studi classici, nonché di Lingua e Letteratura inglesi, ed ottenne il baccellierato con lode nel 1915. L’anno successivo sposò Edith Bratt (1889-1971) da cui ebbe quattro figli, di cui uno fu poi ordinato sacerdote.
Tolkien fece esperienza anche della guerra perché nel 1916 combatté da sottotenente in Francia, sulla Somme, ma nel mese di novembre venne rimpatriato a causa della “febbre da trincea”.
Nel 1924 divenne titolare della cattedra di Lunga inglese nell’università di Leeds, mentre l’anno successivo passò a quella di Oxford dove, fino al 1959, insegnò Lingua e Letteratura inglesi. Il 2 settembre 1973, a 81 anni, Tolkien morì a Bournemouth e il funerale fu celebrato dal figlio.
Risale al 1926 l’incontro con l’anglista e scrittore Clive Staples Lewis (1898-1963), da cui nascerà una grande amicizia. Insieme ad altri, Tolkien fu lo strumento per la progressiva conversione di Lewis dall’ateismo al teismo, fino all’anglicanesimo, ma non riuscì mai a completare il cammino fino al cattolicesimo. Insieme a questi, Tolkien fu uno dei principali animatori del club letterario oxfordiano degli Inklings.
Tolkien è famoso, però, soprattutto per la narrativa, la poesia e la saggistica dove primeggiano Lo Hobbit (1937), Il Signore degli anelli (1968) e Il Silmarillion (1977). Soprattutto Il Signore degli anelli è stato fatto oggetto, nel tempo, di ideologizzazione prima da parte degli Hippy, poi da gruppi neopagani, interpretando il romanzo epico come una visione gnostica ed esoterica, o addirittura irrazionalista.
Le opere tolkieniane, al contrario, ruotano attorno ad una grande rappresentazione, anche a livello teologico, che si fonda principalmente su amor, pietas e caritas, ma anche sull’amicizia, sul sacrificio, sul coraggio, sul senso del dovere e della responsabilità e quindi sull’eroismo anche dei semplici, dei “piccoli”, che il filologo ammirava nelle letterature classiche, nei racconti epici e mitologici, e nella Bibbia. È stato, pertanto, molto più un catalogatore di narrazioni epiche che uno scrittore di fantasia della modernità.
La sua formazione si rifaceva ai valori più classici del patriottismo inglese, del conservatorismo e del cattolicesimo, e alla passione per il mito, insieme emblema, esempio, modello, tipo e ideale. «Devo dire che tutto questo è un mito – scrive Tolkien a proposito della propria narrativa –, e non una nuova specie di religione o di visione. […] per quanto riguarda il puro espediente narrativo, questo, naturalmente, mi è servito per cercare esseri provvisti della stessa bellezza, dello stesso potere e della stessa maestà degli dèi dell’alta mitologia, che possano però anche essere accettati, diciamo pure audacemente, da chi creda nella Santa Trinità».
E sempre a proposito del suo libro per antonomasia, Il Signore degli anelli, questo è fondamentalmente un’opera religiosa, più precisamente cattolica. «Dovrei essere sommamente grato per essere stato allevato (da quando avevo otto anni) in una fede che mi ha nutrito e mi ha insegnato tutto quel poco che so» così si esprimeva il filologo.
Tolkien ha sottolineato come «Nel Signore degli Anelli il conflitto fondamentale non riguarda la libertà, che tuttavia è compresa. Riguarda Dio, e il diritto che Lui solo ha di ricevere onori divini». E ancora: «[…] sono un cristiano (cosa che può anche essere dedotta dalle mie storie), anzi un cattolico. Quest’ultimo fatto forse non può essere dedotto dalle mie storie; benché un critico […] abbia affermato che le invocazioni di Elbereth e la figura di Galadriel nelle descrizioni dirette […] siano chiaramente collegate alla devozione cattolica a Maria. Un altro ha visto nel pane da viaggio (lembas) un viaticum e nel fatto che nutre la volontà […] e che è più efficace quando si è digiuni un riferimento all’Eucarestia. (Cioè: la gente indugia in cose molto elevate anche quando si occupa di cose meno elevate come una storia fantastica)».
Cattolica, infine, è l’estetica dello scrittore quando afferma che sulla Vergine Maria «si basa tutta la mia piccola percezione di bellezza sia come maestà sia come semplicità».