La vita

Christopher Henry Dawson nasce il 12 ottobre 1889 ad Hay Castle, nell’Herefordshire, in Gran Bretagna. Compie gli studi universitari al prestigioso Trinity College di Oxford; si converte dall’anglicanesimo e, nella stessa Oxford, il 5 gennaio 1914, aderisce pubblicamente alla Chiesa cattolica. Nel 1925 intraprende la carriera accademica nelle università britanniche di Exeter, Liverpool, Edimburgo nonché nell’università di Dublino, in Irlanda. Nel 1943 è nominato accademico di Gran Bretagna. È il primo Chauncey Stillman Professor of Roman Catholic Studies all’Harvard University di Cambridge, nel Massachusetts, negli Stati Uniti d’America, dove vive dal 1958 al 1962, quando lascia l’insegnamento e torna in patria. Muore a Budleigh Salterton, nel Devonshire, il 25 maggio 1970.

Religione, cultura, civiltà

La parte più significativa degli scritti di Dawson è tesa a illustrare la fondamentale articolazione fra religione, cultura — intesa non nel senso di perfezionamento dell’intelletto individuale, ma come “un modo di vita che ha dietro di sé una tradizione, la quale ha preso corpo in istituzioni ed abbraccia norme e principi morali” — e civiltà; articolazione che egli considera verificata al massimo grado nella formazione e nello sviluppo della civiltà occidentale, nel millennio — ancora impropriamente definito medioevo — in cui la cultura cristiana ha assunto forme storiche. A giudizio di Dawson, la civiltà occidentale si distingue dalle altre grandi civiltà della storia anzitutto per essere fondata esclusivamente su una comune cultura e non su fattori di omogeneità ambientale o etnica, e per aver integrato per via di cultura sempre nuovi popoli e intrapreso sempre nuovi percorsi spirituali

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La formazione dell’Europa

Dopo l’ultima e più crudele persecuzione, del 303-306 in Occidente e del 303-313 in Oriente, il cristianesimo diviene la religione — prima, nel 313, solo tollerata, poi, nel 380, ufficiale — dell’Impero romano, già minato dalla crisi del suo modello militare e del suo modello socio-economico. Nel traumatico passaggio dal mondo romano a un mondo sconvolto dalla violenza e dalla sopraffazione — osserva Dawson —, la Chiesa dà speranza e consolazione. Ancora la Chiesa, che ha ereditato le tradizioni dell’Impero, diventa educatrice e legislatrice dei nuovi popoli, e il veicolo mediante cui, assieme al proprio retaggio morale e spirituale, la tradizione classica attraversa il diluvio delle invasioni barbariche.

Secondo un apparente paradosso destinato a ripetersi sempre nella storia, il cristianesimo, proiettato in una prospettiva ultraterrena e quasi indifferente ai propri risultati temporali, dimostra di saper produrre frutti di vita e di rigenerazione anche sul piano sociale. Nelle regioni d’Europa che conservano un’organizzazione urbana, il vescovo rimane l’unica autorità spirituale, ma di necessità anche temporale. Particolarmente nelle vaste regioni ancora rurali o rese tali dalle invasioni barbariche è fondamentale il ruolo civilizzatore svolto dal monachesimo. Dalla consacrazione religiosa dell’elemento aristocratico guerriero d’origine barbarica deriva la monarchia cristiana, secondo un modello che si diffonde in tutta Europa. Il re assume il ruolo sacrale di intermediario fra il popolo e Dio, di capo visibile della società cristiana. Da una regalità sottomessa alla legge di Dio e rispettosa dei diritti concreti e storici del popolo deriva all’Occidente la concezione della limitatezza del potere politico, come dalla credenza cristiana nel valore irriducibile della persona, creata a immagine di Dio e portatrice di diritti inalienabili a qualsiasi potestà umana, deriva una concezione di libertà che supera sia la libertà barbarica che la “cittadinanza” classica. Al di sopra dei singoli regni si situa l’Impero come comunità dei popoli cristiani, guidata dalle concordi autorità dell’imperatore e del Pontefice. Anche se destinato a non realizzarsi mai compiutamente, l’ideale imperiale cristiano ha dato espressione consapevole all’unità culturale dell’Europa e all’aspirazione a un’istanza sovranazionale di giustizia e di pace. A difesa della Cristianità contro i suoi nemici esterni, l’istituto della cavalleria, nata per limitare i danni del clima bellicoso dell’anarchia feudale sulla popolazione inerme, trova l’espressione più significativa

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Il risveglio della città

La vita cittadina, che inizia a fiorire nel secolo XI, pensabile solo come integrazione nello stesso complesso sociale di attività profane e di attività religiose, contribuisce a determinare la società come un corpo costituito da vari organismi, aventi ciascuno una vita autonoma e proprie libere istituzioni: ciò rappresenta per Dawson il punto culminante delle concezioni sociali medievali. Le università, che nascono come corporazioni d’insegnanti e studenti sotto la protezione delle autorità laiche o più spesso religiose – e che si avvalgono dell’insegnamento dei membri più illustri degli ordini mendicanti, sorti all’inizio del XIII secolo -,  pongono le basi dell’instancabile spirito di ricerca caratteristico della civiltà occidentale, valorizzando la razionalità dell’universo e la capacità dell’intelletto umano d’investigarlo.

La crisi della civiltà occidentale

La moderna civiltà occidentale ha patito secoli d’intensa secolarizzazione, che hanno visto la progressiva separazione fra religione e cultura, e l’eliminazione delle istituzioni e delle norme sociali cristiane. Di questo processo Dawson esamina i passaggi: dal Protestantesimo al Rinascimento, dal razionalismo e dall’Illuminismo alle ideologie rivoluzionarie dei secoli XIX e XX, che hanno avuto come esito i grandi sistemi totalitari e che tentano di totalitarismo la democrazia. Vana poi è la speranza che a unire e guidare i dispersi elementi della società occidentale sia una scienza che “[…] è del tutto indifferente a considerazioni morali. L’unica soluzione che Dawson intravvede è che i popoli d’Europa, che conservano ancora l’impronta e il ricordo semiconscio della passata unità spirituale, ritornino consapevolmente alle fonti cristiane della comune civiltà.

A tre decenni dalla scomparsa dello storico britannico sempre più si apprezza la sua lezione circa il fatto che le civiltà possono morire se perdono contatto con il proprio fondamento culturale, ma anche che dagli elementi dispersi di civiltà morenti il cristianesimo è in grado, come già è accaduto nella storia, per virtù propria e seguendo vie imperscrutabili, di produrne di nuove.

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