L’aborto volontario è la prima causa di morte al mondo, ma non si può dire. Di Marco Invernizzi.
Ho letto una notizia sui giornali italiani proveniente dalla Francia che dovrebbe sconvolgere qualsiasi persona normale, ma così purtroppo non è stato. Il fatto è questo: l’emittente televisiva francese Cnews, di proprietà del magnate Vincent Bolloré, ha mostrato un grafico in cui sostiene, dati alla mano non fake news, tratti dall’Oms e dall’Istituto Worldometer, che l’aborto volontario è la prima causa di morte al mondo. Questo avviene il 25 febbraio. Nei giorni successivi scatta la reazione irata del politicamente corretto. Interviene addirittura il Ministro della salute Fréderic Valletoux per affermare che è cosa “indegna” e la giornalista di Cnews Laurence Ferrari è costretta a chiedere scusa. Attenzione: non a chiedere scusa per avere fornito notizie e dati falsi, ma per averli messi a disposizione dell’opinione pubblica. Non è “indegno” spacciare il falso e sostenere menzogne, ma trasmettere la verità dei fatti.
Così nessuno ha contestato il fatto che ogni anno ci sono al mondo 50 milioni di aborti volontari su 60 milioni di vittime, mentre la causa di morte dovuta a ictus e cardiopatie, la seconda dopo l’aborto, è “solo” di 17 milioni di persone. Semplicemente non bisognava dirlo pubblicamente. Anche la stampa italiana in generale si è accodata al politicamente corretto con l’eccezione di un bell’articolo di Lucia Bellaspiga (e non so di altri) su Avvenire del 28 febbraio, che ha denunciato e smontato il caso ricordando che lo choc dovrebbe nascere dai numeri spaventosi degli aborti, non dal darne notizia.
Credo che ogni commento sia superfluo. Ma che cosa c’entrano i conservatori? A mio avviso c’entrano e molto. Se avete la pazienza di leggere il libro di Oscar Sanguinetti e mio (Conservatori, ed. Ares 2023) vedrete come ci siamo sforzati di mostrare come la conservazione del diritto alla vita, protetto e valorizzato dalla legislazione, ma soprattutto sostenuto da un adeguato impegno culturale, sia il fondamento del bene comune. Battersi dunque per denunciare ogni attentato al diritto alla vita di una persona o di un popolo è un principio fondamentale non soltanto della dottrina sociale della Chiesa, ma di ogni proposta politica che abbia le sue radici nel conservatorismo. E questo è tanto vero che suscita delle reazioni spropositate e assurde, come quella relativa alla tv francese, colpevole di avere detto il vero e costretta a una ammenda autocritica, come nei peggiori periodi della storia cinese sotto la dittatura di Mao.
Certo, per una rinascita conservatrice non basta dire la verità, ma da lì si deve cominciare.