Da pochi giorni è disponibile una nuova edizione de Le serate di San Pietroburgo, grazie alla casa editrice Luni.

Si tratta della ristampa della edizione italiana pubblicata originariamente nel 1971 presso la casa editrice Rusconi, a cura di Alfredo Cattabiani (1937-2003), alla quale l’editore ha anteposto una prefazione di Armando Torno. Tale edizione ha avuto complessivamente 4 pubblicazioni: quella originaria del 1971, una ristampa nel 1986 sempre per i tipi della Rusconi, quindi una ripresa da parte di Nino Aragno Editore nel 2014, e infine la presente.

Le edizioni italiane del capolavoro di Joseph de Maistre (1753-1821) sono complessivamente 15, di cui solo due fra il 1823 e il 1827; poi più nulla fino al 1957, quando le Paoline pubblicarono una traduzione che ebbe la fortuna di ben 10 edizioni.

Tale ripresa del pensiero di Maistre negli ultimi decenni è testimoniata, anche a livello internazionale, dalla pubblicazione di una letteratura scientifica che è cresciuta sia qualitativamente che quantitativamente, e che ha superato alcuni pregiudizi e demonizzazioni figlie di un agone ideologico piuttosto che di uno studio filosofico e filologico equo.

Armando Torno, nella sua prefazione, scrive fra le altre cose: «[…] le interpretazioni sono cambiate anche per Joseph de Maistre e quel suo convincimento che l’uomo sia dotato di ragione soltanto in modo parziale, per quanto egli lo abbia giustificato attraverso il comportamento peccaminoso, trova in un secondo tempo conferme altrove. O meglio, l’autore delle “Serate” rimprovera ai filosofi di sopravvalutare la ragione umana e oggi questo sospetto non è prerogativa dei soli reazionari» (p. 9).

Alla luce di questa condivisibile affermazione, la lettura del capolavoro di Maistre si rivela essere non retriva ma sanamente conservatrice: essa offre spunti a mio avviso perenni per combattere il delirio rivoluzionario del voler creare da zero il mondo, perché fatto male da Dio o da chi ci ha preceduto, in nome di una ragione sganciata da tutto.

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Maistre non nega il valore della ragione, anzi; ricorda tuttavia che, accanto a essa, gli uomini devono mettere la pulsione al male, la quale richiede, per essere combattuta in modo durevole, il lume e l’aiuto di Dio.

La storia dei due secoli successivi alla pubblicazione delle Serate, che è del 1821, credo sia da sola testimonianza di quanto ciò sia vero.

Che ciò abbia a che fare con il fallimento dell’umanesimo ateo? Nello scritto su Il protestantesimo, Maistre scriveva: «Certi indiani dicono che la terra poggia su un grande elefante; e se si domanda loro su dove poggi l’elefante, rispondono: “su una grande tartaruga”. Fin qui tutto bene, e la terra non corre il minimo rischio; ma se li s’incalza e si domanda ancora loro quale sia il sostegno della grande tartaruga, tacciono e la lasciano per aria».

Dopo gli orrori del secolo XX, costruito senza Dio e contro Dio, Maistre merita davvero di essere preso finalmente sul serio, perché se la tartaruga non poggia su Dio, precipita.

Ignazio Cantoni

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